Il ritratto

Gli occhi, lo sguardo, un sorriso, un vezzo, una smorfia sono tutti elementi che contribuiscono a rendere un ritratto interessante.

Ma che cos’è il ritratto? Lo si può spiegare in mille modi, ma a me piace definirlo soprattutto come un qualcosa di magico che ferma il tempo, che congela l’attimo, che, in tal modo, rende possibile proiettare nel futuro, ed al tempo stesso custodire, l’immagine di una persona. Ogni scatto, quindi, fissa per sempre un aspetto che il soggetto in quel momento non può vedere.

La macchina fotografica si trasforma, di conseguenza, in una matita pronta a descrivere espressioni, dettagli, momenti, attimi che, immancabilmente, passeranno e non si ripeteranno più. E per ciascuno di noi l’importante è, dunque, non lasciarli andar via!

Il ritratto deve produrre un sentimento, un’emozione, in chi lo vede ed anche in chi viene ripreso. Realizzare un ritratto significa, innanzitutto, entrare in relazione con la persona che si vuole fotografare; in ogni scatto c’è il “lato umano” che prevale su ogni altro aspetto.

Il ritratto deve raccontare di una persona, deve soprattutto cercare di far venire fuori quello che è nascosto e, quindi, stimolare l’immaginazione dell’osservatore.

Un ritratto, infatti, è composto da una serie di elementi, ognuno dei quali ha un ruolo ben preciso per il risultato finale: il soggetto, il fotografo, l’empatia e la complicità che si instaura tra di loro, la tecnica, il saper gestire i momenti e le situazioni, l’abitudine e l’attitudine a cogliere l’attimo giusto, la capacità di osservazione, il saper conoscere e gestire la luce e, non ultima, l’attrezzatura idonea.

Per questi motivi non pensare che chiunque possa ottenere ottimi risultati, spesso è vero il contrario……..

 

Ed ora ho pensato ad una cosa in esclusiva per te, anzi in verità sono due!

Ti voglio fare un regalo